E bene venga maggio…

6 maggio 2012 at 22:47 (Cultura popolare, D(i)ario De Seppo, Dario De Seppo news, Libri, Musica) (, , , , )

La primavera è iniziata da un bel pò, anche se non si direbbe. Infatti non ho ancora preso un gelato cioccolato e limone, e questo significa che alcune cose stanno cambiando.

Si potrebbe quasi dire che inizio ad assaporare il gusto di qualche soddisfazione. No, la musica non c’entra, quella rimarrà il sogno che è, ma qualcosa si sta muovendo.

Ieri mattina ho firmato un contratto con l’Università di Torino, per un progetto molto interessante - lavoro a tempo determinatissimo, sia chiaro – che riguarda… boh, difficile da spiegare (e da capire), ma c’entrano la produzione audiovisiva, la semiotica, lo strutturalismo, il web semantico e un sacco di parole inglesi che mi toccherà imparare. Finalmente, dirà qualcuno.

Intanto lunedì 14 maggio presenteranno al salone del libro di Torino la prima pubblicazione a cui ho ufficialmente dato il mio piccolo contributo come autore di saggi. Si tratta di Le fonti musicali in Piemonte III – Asti e provincia, edito da LIM, terzo volume di una collana di cataloghi di fondi musicali piemontesi. I miei articoli riguardano i fondi che ho censito nell’astigiano, in particolare la collezione di strumenti musicali del Museo Etnologico Missionario di Colle Don Bosco e gli archivi di alcune bande – ovvio -: quelle di Agliano Terme, Castiglione d’Asti, Tigliole e Portacomaro. Ancora l’amato Monferrato che mi ha fatto conoscere ottime persone, qualche personaggio indimenticabile, e intensi barbera.

Infine dovrebbe essere ufficiale che entro fine anno uscirà anche un altro mio saggio, pubblicato su un libro presumibilmente fighissimo, in tre volumi, che raccoglierà saggi dei più importanti etnocoreologi italiani (e io sarei fra questi?) sulla danza popolare in Italia. Ovviamente io ho scritto di ballo liscio, ballo a palchetto. Forse il saggio sarà corredato da un video che ho montato per l’occasione, una chicca che vi posto qua sotto.

La mitica banda di Caprie ha pensato di provare a ricostruire il vecchio modo di suonare e ballare della prima metà del Novecento, con le suonate raggruppate in quatriglie – cioè in suite di 4 pezzi – e l’uso della corda per disciplinare l’affluenza di ballerini paganti. Ma maggiori informazioni su questo appassionante mondo le trovate nella descrizione del video su Youtube.

Si tratta ancora di un tentativo, ma confido che avrà seguito… il risultato è stato comunque molto interessante. Ve lo giuro. Tra l’altro ho presentato io quella serata

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Dario chiama, Pessoa risponde – (non è un intervento poliziesco anni ’70)

20 ottobre 2006 at 14:26 (Libri, Vecchi post dal vecchio blog)

Sono circa 15 mesi che sto leggendo il Libro dell’Inquietudine di Bernardo Soares, di Fernando Pessoa…Beh, perchè è lungo, e molto inenso. E ne leggo tre pagine alla settimana. Quelle settimane che leggo molto. Qualcuno sostiene che io non riesca ad appassionarmi ai libri, ma non è vero. Diciamo che mi spiace se finiscono presto, così ho un comodino con due cataste di testi accanto al letto, quasi tutti iniziati, che mi fanno compagnia durante il sonno. Quasi nessuno è un romanzo ad intreccio, e così forse è più difficile avere una spinta ad arrivare alla fine il prima possibile. Per dire, un film di Hitchcock devi guardarlo d’un fiato, ma di un documentario della National Geographic, può anche bastarti una sequenza. Per dire, della savana, magari ti guardi le iene e tralasci i leoni. Magari l’esempio calza poco, alla fin fine di leoni ne abbiamo pieni i …cioè, ne abbiamo visti tanti nei documentari di Quark…sì, non è un esempio perfetto…ma…sto vedendo troppi film di Woody Allen? Anche secondo voi? Dio Santo…cosa stavo dicendo…
Ah sì, come mi capita spesso, ogni tanto prendo il Libro dell’Inquietudine e ne leggo una o due pagine, e lì ci trovo quello che mi serve, o il mio stato d’animo, o delle risposte a domande che mi sono appena fatto, o dei dubbi che le riconfermano.
Dicevo qualche giorno fa, in seguito ad una discussione, che forse la motivazione per cui non mi sono mai troppo esposto con le mie canzoni non è la paura di non essere all’altezza, ma l’orgoglio. Cioè la paura di non essere ritenuto all’altezza, mentre io sono convinto di esserlo…ci ho messo un pò a capirlo. Insomma, è una questione di superbia, di egocentrismo.
Proprio quella sera, ho preso il libro di Pessoa e vi ho letto questo frammento:
 
L’orgoglio è la certezza emotiva della propria grandezza. [...] L’orgoglio, quando esiste da solo senza aggiunta di vanità, si manifesta nel suo risultato come timidezza: colui che si sente grande non spera che gli altri lo riconoscano in quanto tale, teme di confrontare l’opinione che ha di sè stesso con l’opinione che gli altri possono avere di lui. (trad. di A. Tabucchi)
 
Quindi ora so che sono timido per orgoglio.
E infatti me lo sono presa abbastanza quando ho partecipato rarissimamente a concorsi che mi hanno sempre riservato l’ultimo posto in classifica.
Allora forse il problema è che mi ritengo bravo mentre non lo sono, o che mi ritengo bravo, lo sono, ma gli altri non se ne accorgono, oppure che non mi ritengo bravo, qualcuno mi dice che lo sono, io ci credo, inizio a ritermi bravo, e vengo deluso da quelli che non mi ritengono bravo.
 
Per cui maturando prendo coscienza della situazione e scrivo sempre di meno.
Non è forse un caso che non solo le mie canzoni si fanno sempre più rare e diluite nel caos del piano sequenza della mia vita, ma anche che i miei interventi su questo blog siano diminuiti in frequenza, intensità, slancio emotivo e ampiezza.
Qualcuno forse ne gioirà.

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