Tornato da Perugia…

Sono tornato qualche giorno fa da Perugia.

Io e Marco abbiamo fatto un salto, due giorni, per assistere al clima di UmbriaJazz, grande manifestazione conosciuta a livello internazionale, in cui jazzisti da tutto il mondo si avvicendano su vari palchi, teatri, arene, sparsi per la città di Perugia, durante una decina di giorni di festa.

Già, di festa.

Immaginavo di trovare solo pochi appassionati, il jazz, dopotutto, è considerato musica d’elite…ed è stata una piacevole sorpresa trovarsi invece davanti a tanta gente, soprattutto ragazzi,e tanti stranieri, che si divertono, partecipano, ballano e cantano ai concerti in piazza. Concerti di alto livello, con musicisti bravissimi e neri, che suonavano non solo jazz, ma soprattutto blues, funk, latin, anche canzoni italiane degli anni 50 riarrangiate…insomma, una festa (le foto sono qui, nella sezione all’uopo).

Il tutto sistemato nella stupenda scenografia di una città bellissima, che è Perugia, a sua volta inserita nel paradisiaco paesaggio umbro.

Abbiamo ancora avuto il tempo di passare ad Assisi, che come indica il nome stesso del paese, è una vera e propria Ascesi verso il cielo. Abarbicata su un colle, sospesa in una tranquillità irreale, Assisi mi ha profondamente colpito. E’ davvero tangibile la carezza mistica di San Francesco, al di là che tu sia o no credente, la forza della sua figura non può non toccarti. Così passeggiando tra i vicoli di pietra bianca e rosa, quasi anticamera del Paradiso, si è giunti dinnanzi a uno dei monumenti più emozionanti del Medioevo: la Basilica di San Francesco. Il Tau francescano e la parola Pax  sono inscritte nel quieto prato verde che si inginocchia davanti alla facciata bianca, al cui centro un rosone di pizzo marmoreo cattura la tua attenzione di pellegrino e ti richiama all’interno della Basilica.

E dentro… la Storia dell’arte e della filosofia cristiana e della vita di un uomo e degli artisti più importanti del Duecento e del Trecento. La mano di Cimabue, ancora intrisa di Medioevo, lascia il posto alla nuova carezza di Giotto, e l’emozione è grande. Gli affreschi enormi, visti prima solo in piccole foto, sui libri, sembrano parlare, raccontandoti la vita del Santo e restituendoti secoli di Storia, quasi uno sberleffo al passare del tempo. Rinati dallo spaventoso terremoto che alcuni anni fa ha distrutto parte della Basilica, sono tornati a splendere come 700 anni fa, e addosso vi si leggono gli occhi di milioni di persone, pellegrini, viandanti, che nel corso dei secoli hanno appreso la Parola, come da un libro popolare, comprensibile a tutti.

E poi la Basilica inferiore, in cui hanno lasciato il segno Lorenzetti, Simone Martini e altri giotteschi…

E’ stato a Perugia che ho visto la finale dei mondiali, e ho festeggiato con centinaia di persone che non conoscevo. Lontano dai miei amici, e un po’ mi dispiace, e un po’ sono contento. Almeno ho pensato poco a quello che sapevo, e soprattutto non ho visto niente, e non ho dato troppo fastidio.

Mi sono quindi goduto i festeggiamenti in una città lontana, e per questo credo li ricorderò meglio.

E’ stata un’esperienza che rifarei. Sono tornato e mi è sembrato di essere stato via un mese, tanto mi sono stancato, e allo stesso tempo rilassato. E tante sono le cose che sono successe qui durante la mia assenza.

A volte vorrei prendere e sparire per qualche mese, o anni, e poi tornare e vedere chi veramente mi ha cercato, chi mi ha pensato, chi ne ha approfittato, chi se n’è fregato. Di certo avrei sorprese.

 

Ora sono un po’ rintronato, e non capisco bene cosa fare e cosa pensare. Preso da sensi di rabbia, di colpa, di nostalgia, brevi crisi di pianto poco giustificate, attacchi di solitudine…e un pensiero e immagini fisse che mi si ripetono a loop nella mente, come la testata di Zidane in TV, e ogni volta il dolore penso sia paragonabile, lì in mezzo al petto, che mi spezza le gambe e mi atterra.

Non ho imparato niente.

In tanti anni di delusioni non ho imparato niente, è questo che mi infastidisce.

E mi infastidisce che tutti mi dicono che devo riprendermi, che è normale. Ma io mi sono stufato, devo sempre essere io quello che si fa da parte, quello che si arrende per manifesta inTeriorità, lo sconfitto in partenza. E sentirmi dire che devo godermi la vita, perché sono bravo, laureato e suono…suono cosa? Il liscio, stasera e domani, per 17 ore di lavoro, 100 euro che non mi bastano neanche per comprarmi una cassa-spia, che la devo comprare, perché ci serve. Ci serve a cosa? A suonare, per comprarmi qualcos’altro, per suonare.

Non ho contratti discografici, non suono bene, canto male, non scrivo neanche più canzoni. Per rabbia, non scrivo più canzoni. Devo poi sentirmi dire che sono ridicole, o “carine” (quale commento più idiota può arrivarmi di “carina”?)…quasi nessuno capisce davvero cosa voglio dire, e in che modo. Nessuno le vuole suonare, perché sono “lunghe e noiose”. Ed è vero. Alla maggior parte della gente piacciono le cose brevi, immediate, appariscenti. Io sono brutto, noioso, per capirmi devi frequentarmi, e poi diventare mia amica, e poi devo sentirmi dire che nonostante le affinità tra le corde dell’anima, non risveglio il corpo.

Come le mie canzoni. Devi sederti ascoltarle, e annoiarti. Non hanno la forza del rock, o il tiro del folk, o la potenza del blues, che ti fanno muovere, che ti animano il fisico.

Fanculo, non ne scrivo più. Tanto non servono neanche a far innamorare le ragazze. La mia unica ragazza mi ha lasciato e tre canzoni non l’hanno riconquistata. Il mio amore proibito non si è concessa dopo un intero album dedicato a lei.

Sono inutili. Non mi danno né il pane, né la soddisfazione.

Fanculo, non ne scrivo più.

E piango in macchina, pensando al passato. E vado in giro solo per Rivoli, con un gelato che mi cola addosso la felicità che mi manca, e come un alieno le coppiette mi guardano e si chiedono cosa ci faccia da solo al parco. Mi siedo sulla panchina stregata, come un anno fa, e con nessuna speranza. Ci scrivo sopra ancora qualcosa, che quella volta evidentemente me lo ero sognato.

E penso penso penso. Al mio ruolo in questa società, che è nullo. Alle parole che ho scritto e detto e che sono state ignorate o insultate.

Penso che la soluzione peggiore sarebbe di sparire, non farmi più vedere.

Lo so, è difficile anche per voi.

Ma io sono solo. E’ questa la differenza.

Sono tornato qualche giorno fa da Perugia. Ci fossi rimasto.

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6 thoughts on “Tornato da Perugia…

  1. Unknown ha detto:

    Vedi caro Dario dipende dai punti di vista: tu dici di cantare male, anche DJ Francesco canta male eppure lui va a San Remo e c’ha figa a tutt’andare, tu dici che sei laureato ma anche Di Pietro lo è ma se lo senti parlare ti viene il mal di stomaco, tu sei solo ma anche Manuela Arcuri lo è (e ti assicuro che è una figa pazzesca!)… tutto sta a razionalizzare la cosa e ripartire dal punto 0… pensa a me che ho un esame tra 3 giorni e spreco tempo a navigare su internet… chi è quello che sta sbagliando? Io o te?

  2. Dario ha detto:

    Ho con piacere saputo, dalle statistiche del blog, che ieri qualcuno mi ha fatto visita e ha letto questo intervento perchè ha cercato su Arianna le parole "Zidane testata"…sono cose che fanno piacere…
    Invece qualcuno qualche giorno fa è finito sul mio blog perchè ha cercato su google "Dario de seppo"…chi è quel pazzo? Mi piacerebbe saperlo…
     
    Grazie della straordinaria partecipazione di commenti…

  3. Giacomo ha detto:

    Dario impara a superare le vicende del passato, farne esperienza e andare avanti, altrimenti i fantasmi del passato nn ti lasceranno mai stare in pace. Qsto nn vuol dire che poi andrà tutto bene, ma avresti la forza di provare ad andare avanti seriamente senza troppi pesi sulle spalle… nn puoi rimuginare tutta la vita fatti che sono passati e sepolti, altrimenti vivrai sempre in gabbia… un consiglio:vai in erasmus…

  4. Francesca ha detto:

    "Non piangere, Zucchero, nessuna Donna lo merita.."

  5. Dario ha detto:

    Non per fare polemica…anzi sì.
    Il mio passato E’ anche il mio presente. Nel senso che non sto male per cose di tempo fa, ma per cose di tempo fa che si protraggono nel tempo fino ad oggi, e che probabilmente andranno avanti.
    L’erasmus non lo posso fare perchè mi sono laureato la settimana scorsa. E comunque chi mi conosce sa che se partissi da solo per un paese straniero, non tornerei più. Non perchè mi affezionerei ma perchè ci morirei di stenti. E poi, detto fra noi, il consiglio suonava un pò tipo "perchè non ti levi dai coglioni qualche mese?"…
    Ma forse sono io che ho manie di persecuzione…
     

  6. Daniela ha detto:

    i momenti di depressione arrivano, ma basta saperli vivere come tutte le altre sensazioni, come la gioia, come il dolore..

    e ogni tanto, è semplicemente questione di Culo

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