Sidùn – per tutti i bambini di tutte le guerre

Sono un po’ in ritardo. Nel senso che fortunatamente il cessate il fuoco è stato attuato.

Però in questi giorni ho pensato molto alla guerra in Libano. Soprattutto dopo aver sentito qualcuno sparare atrocità sulla morte dei bambini innocenti, “tanto sarebbero diventati dei bastardi da adulti”, ingentilendo di molto le sue parole.

Probabilmente è vero, diventeranno dei bastardi. Certo, vivendo in un mondo disgraziato come questo, se hai 5 anni e non ti frega niente né della religione né delle questioni di stato e di denaro e un giorno ti vedi crollare la casa sotto i bombardamenti davanti agli occhi con dentro tua madre…certo, quel bambino da grande probabilmente diventerà un terrorista.

Ma il problema sta a monte.

In ogni caso, se posso capire chi giustifica l’attacco degli Israeliani agli Hezbollah, io non riesco a concepire come si possa, con qualsiasi idea politica, giustificare la strage di bambini innocenti.

Ricorro dunque alle parole di chi ha saputo, già 22 anni fa, rendere perfettamente il dolore che può recare una ferita di guerra di questa portata, proprio con la metafora della morte di un bambino finito sotto i cingoli di un carrarmato. Casualmente Fabrizio De Andrè e Mauro Pagani parlavano di Sidone, città libanese bombardata nell’82 dal generale Sharon.

Il lacerante coro, espressivo grido di dolore collettivo, che conclude una delle più belle canzoni mai scritte, mi fa tremare il cuore oggi più che mai.

Vi consiglio perciò di ascoltarla. Per ora vi copio il testo originale in genovese e una traduzione.

 

Sidùn 

(F. De Andrè – M. Pagani, Creuza de mà, 1984)

U mæ ninin u mæ
u mæ
lerfe grasse au su
d’amë d’amë
tûmù duçe benignu
de teu muaè
spremmûu ‘nta maccaia
de staë de staë
e oua grûmmu de sangue ouëge
e denti de laete
e i euggi di surdatti chen arraggë
cu’a scciûmma a a bucca cacciuéi de baë
a scurrï a gente cumme selvaggin-a
finch’u sangue sarvaegu nu gh’à smurtau a qué
e doppu u feru in gua i feri d’ä prixún
e ‘nte ferie a semensa velenusa d’ä depurtaziún
perchè de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce ni ærbu ni spica ni figgeü
ciao mæ ‘nin l’eredítaë
l’è ascusa
‘nte sta çittaë
ch’a brûxa ch’a brûxa
inta seia che chin-a
e in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a

  

Sidone 

Il mio bambino il mio,
il mio,
labbra grasse al sole
di miele, di miele,
tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell’afa umida
d’estate, d’estate,
e ora grumo di sangue, orecchie
e denti di latte,
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca, cacciatori di agnelli
a inseguire la gente come selvaggina,
finché il sangue selvatico non gli ha spento la voglia,
e dopo il ferro in gola, i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio.
Ciao bambino mio, l’eredità
è nascosta
in questa città
che brucia, che brucia
nella sera che scende,
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.
 

 

Sidone è la città libanese che ci ha regalato oltre all’uso delle lettere dell’alfabeto anche l’invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l’attacco subito dalle truppe del generale Sharon del 1982, come un uomo arabo di mezz’età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato. (…) La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo. Bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese: il Libano, la Fenicia, che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea. (Fabrizio De Andrè)

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6 thoughts on “Sidùn – per tutti i bambini di tutte le guerre

  1. Macharius ha detto:

    Come al solito il buon De Andrè riesce a comunicare emozioni con una tale eleganza da far sembrare ingenuo e inutile un mio "sono d’accordo". Basta ascoltare.

  2. Unknown ha detto:

    In questo caso gli "infami" sono i due governi: lo stato israeliano che attacca obiettivi non militari (anche se non giustifico la guerra, come tale mi pare che da sempre gli obiettivi possano essere militari e civili) e gli Hezbollah che usano la popolazione come scudo umano (non mi invento le cose ma le ho lette sul sito de La Stampa)… la follìa autodistruttiva dell’uomo non avrà mai fine.

  3. Sara ha detto:

    chi giustifica la morte di bambini e perciò di innocenti dicendo che un giorno diventeranno dei terroristi probabilmente capisce poco o nulla di società..non possiamo abbattere i germogli delle mele di un albero perchè un giorno queste potrebbero marcire…dovremmo riuscire ad evitare che queste marciscano…è una metafora semplice…probabilmente anche banale…ma non possiamo giustificare la morte dei bambini perchè la società fanatica in cui vivono potrebbe roviarli…PULCE

  4. Richard_SBK83 ha detto:

    Io vorrei citare questa canzone di Fausto Leali, poco conosciuta ma molto bella
     
    Angeli negri
     
    Pittore ti voglio parlarementre dipingi un altare
    io sono un povero negro e di una cosa ti pregoPur se la vergine è bianca, fammi un angelo negrotutti i bimbi vanno in cieloanche se son solo negri.Lo so.. dipingi con amorperchèdisprezzi il mio colorse vede bimbi negri Iddio sorride a loroNon sono che un povero negroma nel Signore io credoe so che tiene accantoanche i negri che hanno pianto.Lo so…dipingi con amorperchè disprezzi il mio colorse vede bimbi negri Iddio sorride a loroIddio sorride a loro

  5. Andrea ha detto:

    Anche a me è venuta in mente Sidùn dopo la strage di Cana…
    Bentornato Dario…bentornato anche a me…
     
    Continuiamo a leggerci

  6. Una voce ha detto:

    Ciao! Grazie per avermi fatto conoscere questo bel testo.
     
    Come stai? Io sono rientrata in piena attività: mi sforzo di stringere i denti e non pensare, ma non sempre riesco ad essere "col piede sull’acceleratore". Giuro che ce la metto tutta per guardare con ottimismo al giorno che sta per venire, ma… è una faticata, Dario.
     
    Le mie ferie sono state di assoluto riposo, visto che la trasferta londinese è andata a monte, come hai letto. Ho letto molto e sono stata assolutamente conquistata da MEMORIE DI UN NANO GNOSTICO di David Madsen: il finale è un po’ stucchevole forse, ma il resto… mi ha davvero divertito e a tratti presa alla sprovvista. Se hai un buco nella tua libreria e non l’hai letto…
     
    E tu che fai? In che cosa sei coinvolto in questo momento? Raccontami un po’ di te.

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