(Vis)Conti in sospeso – ovvero, Grazie Nonna

E’ stato poco fa.

Finivo cena, ero arrivato tardi perché oggi ho passato il pomeriggio al Museo del Cinema a vedere Senso di Luchino Visconti. Finivo cena e dicevo “vado su”.

Mia nonna, seduta, piccola, magra come sempre, forse di più, con il sorriso di rassegnazione che hanno i vecchi quando si abituano al tempo, rispondeva “che bello era quando finito di mangiare ti soffermavi”.

Vivo con mia mamma mio padre mia sorella mia zia mia cugina e mia nonna.

Quella frase così innocente, che mi apostrofava il passo attraverso la porta semiaperta della tavernetta, detta senza alcuna intenzione di rancore, mi risuona forte nella testa.

Non so se era un semplice corollario del “come sei diventato grande”, può darsi. Io l’ho letta come una constatazione della mia apparente indifferenza verso la mia famiglia.

Temo che i miei parenti, in particolare mia nonna, pensino che i miei strani interessi, la mia “diversità” (che hanno comunque sempre incoraggiato e visto come positiva), mi abbiano allontanato troppo.

Il fatto è che io ho sempre detestato le dimostrazioni di affetto. Non ricordo l’ultima volta che ho dato un bacio a mia madre o a mia sorella. Aiuto in casa solo quando mi è esplicitamente richiesto, e nemmeno immediatamente. E nemmeno sempre. Sono un solitario, non parlo mai con loro dei miei problemi.

Forse mi comporto male.

Forse questa mia timidezza (perché in un certo senso provo imbarazzo nel manifestare il mio affetto ai miei familiari) si ripercuote al di fuori, e si riverbera nella mia incapacità cosmica di essere amore in quanto oggetto, di attirare l’altro sesso.

Come fossi un fantasma, credibile ma freddo.

Quante volte ho pensato, anche da bambino, come farei a vivere senza mia nonna. Da bambino poi piangevo. Erano le prime ingenue riflessioni filosofiche sulla morte. Come avrei fatto, senza lei che tornato da scuola mi preparava il pranzo? E dopo mangiato mi mettevo sotto il tavolo a giocare coi pupazzi degli eroi dei cartoni animati, o a leggere Topolino, che tutti i mercoledì mi faceva trovare a casa. Forse lei era contenta così, a vedermi contento. Saranno passati 15 anni, e quando torno dall’università, o al limite dal cinema, lei mi prepara ancora da mangiare, e mi regala tavolette di cioccolata, e mi fa un caffè buonissimo che sorseggio ridendo a gran voce coi Simpson (e lei nota che è l’unico momento in cui mi sente ridere) o soffrendo con Dragonball.

Il mio grazie di oggi è stato parlarle de Il Gattopardo, e dei costumi, del ballo, della sua Sicilia che le manca tanto, e di Rocco e i suoi fratelli, e di Renato Salvatori, di Alain Delon, che lei si ricorda giovane che andava al cinema.

Ho pensato di chiederle di venire con me al Cinema Massimo a vedere qualcosa di queste retrospettive. Lei mi direbbe certamente di no, ma che scherziamo, io sono vecchia, vai con qualche tuo amico.

Ma le farebbe tanto piacere.

Poi non l’ho fatto, sono troppo orgogliosamente preso a far credere alla mia famiglia di esserle indifferente.

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2 thoughts on “(Vis)Conti in sospeso – ovvero, Grazie Nonna

  1. Dario ha detto:

    Se il motivo per cui non commentate è l’imbarazzo, beh, avete preso un granchio: "Rocco e i suoi fratelli" NON E’ UN FILM PORNO!!!

  2. Daniela ha detto:

    io cattiva?
    non mi pare proprio..

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