Una serata diversa – ovvero in disparte in un party a porte aperte

 
Mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo per niente?
(Nanni Moretti, Ecce Bombo, 1978)
 
Ma come te lo devo spiegare, Darlè, sono venuto per te. Soltanto per te.
Guardami, per favore, sono qui, guardami. Sono venuto da solo, ma non è vero che non avevo nessuno da portare, cioè, non me ne sono neanche preoccupato. Sono venuto da solo perché volevo venire da solo. Volevo passare un po’ di tempo con te, non con altri che conosco già. Tanto meno con altri che non conosco.
Darlè, guardami, sono qua.
Sono seduto a questo tavolino di vetro, su un puffo bianco di pelle che sembro Paolo Villaggio quando faceva Fracchia, guardami, non sono a mio agio. Sto giocherellando nervosamente col cellulare, ma è tutta una finta, è imbarazzante stare lì impalato senza far niente.
Guardo un po’ la tv appesa al muro di fronte, c’è la rotazione musicale di Alla Music. Può essere interessante perché vedo i video senza audio, ma sento la musica che metti tu in consolle, Darlè. Si crea un effetto asincronico da sballo. Darlè, ma che musica è? Non mi sembra né brutta né bella, mi sembra anonima, mi sembra scivolarmi sulla pelle come acqua su un parabrezza.
Mi spiace non capire questo tuo mondo, Darlè. Un po’ mi attira, anche io vorrei divertirmi, al di fuori del solito giro, dei soliti posti. Ma io sono diverso, a me basta una chitarrina e la giusta compagnia e… e ora qualcuno sta entrando e non chiude la porta. Maledizione si sta alzando il vento, e con lui un malditesta poco gradito, ed entra aria fredda.
Mi alzo e chiudo la porta.
Mi risiedo, e rientra qualcun altro, e lascia la porta aperta. Non mi alzo più.
Anzi. Ho deciso ora vado a trovarla che mette i dischi.
10 metri di gente strana che ci separano, eccomi, sono davanti a te, Darlè. Guardami. Oh, Darlè, mi vedi? Beh, è occupata. Provo a rivolgerle la parola, ma fatica a sentirmi, sai, la musica…allora mi allontano piano con circospezione, simulando indifferenza.
Torno a sedere. La porta è ancora aperta, e continua a entrare vento gelido.
Ora nemmeno più la rotazione musicale di All Music.
Ma non mi sto annoiando. C’è gente strana, e mi piace osservarla. Mi fa piacere scoprire che dietro queste maschere, in fin dei conti siamo tutti così tremendamente uguali. Uno è ubriaco, avrà 20 anni, ride e si diverte. Uno non capisco di che sesso sia, ma non è poi così importante. Uno è altissimo e metallaro e ha i capelli lunghi, avrà 35 anni ed è truccato, sembra il becchino del wrestling.Una è bellissima, riccia, rossa, fisico da Nicole Kidman, vestitino evanescente, sigaretta in mano pronta ad uscire per fumare e a lasciare la porta aperta e il freddo entrare, e fidanzato al seguito. Uno è seduto a un tavolino vicino alla porta aperta, da solo con una bottiglia di birra messicana e vorrebbe scambiare parole ed esperienze di vario genere con una vestita di nero, truccata di nero, con gli occhi verdi che fa avanti e indietro senza guardarlo.
Forse non esisto.
No, mi passa vicino e mi dice ridendo “sei sempre nella stessa posizione!”. Darlè, va bene farti ridere, sì, ma non perché sono buffo e mi sento come un dromeDario nella tundra. Fermati, ti prego, Darlè.
Non si ferma, và verso il bagno.
Tento di alzarmi per gironzolare, ma mi sento un idiota.
A pensarci bene SONO un idiota.
Mi risiedo.
Vengo inavvertitamente notato da una ragazza piuttosto carina, presumibilmente amica della suddetta Darlè.
Mi guarda, mi sorride, mi si avvicina e mi porge un chupito di rum. Grazie. In questi casi il rum non può che migliorare la situazione. Sorseggio. Ritorna da me e mi chiede se ho bisogno di altra medicina. Magari sì, grazie. Provvedo subito, mi rassicura. Sparisce fra la folla, la musica e l’oscurità.
Non tornerà che dopo circa un’ora, senza alcuna medicina, chiedendomi se non mi piaceva la musica e spingendomi a ballare. Ma non sta ballando nessuno, perché proprio io? Lei mi prende per mano e decide di portarmi a conoscere i suoi amici. Mi presenta quello che non so di che sesso è, e dal nome capisco che è uomo. Io poi le dico che conosco Valeria, e lei mi guarda con la faccia un po’ stravolta e mi dice “sono di Berlino”…no, scusate, mi sono lasciato trascinare…mi dice “mmmm…ah!!!! La Vale!!!!”
Sì, e cosa ho detto io? Darlè!. Allora questa gentile donzella dal cuore d’oro e dal nome ignoto, mi porta dalla Darlè, che però è intenta a parlare con un sedicente dj dell’underground torinese, dall’aspetto parecchio simpatico. Ma pur sempre un dj. E poi che me ne frega, io voglio la Darlè, e invece Darlè parla con un nerd che fa il dj.
Vabbè, magari il destino mi riserva sorprese. Meglio voltarsi verso la ragazza che mi ha preso per mano, in fin dei conti è lei che mi ha notato. No! Mi son distratto un attimo… colpa d’Alfredo? Ma và, solo colpa mia!…e lei sta già parlando a un altro uomo…
Se ci sono due donne e tre uomini, quante probabilità si ha per un uomo di rimanere solo? 100 per 100 se quello sono io.
Persa la percezione del tempo, cosa faccio, guardo, ascolto, si parla di cose interessanti, ma io sono tagliato fuori dal cerchio, a cui man mano si aggiungono persone e personaggi, e io sono l’elemento estraneo, boh? Saran passati 5 minuti, forse 20, cosa faccio? Punto il megametallaro, gli passo dietro e sgattaiolo verso il mio tavolino. Ormai mi sono affezionato, ma devo ritirare la roba, è ora di andare. Non posso continuare così.
Darlè, perché mi ignori? Io lo so che ti fa piacere vedermi, lo sento. E allora guardami, Darlè, per favore, sono qui.
Ciao.
Vai via?
Sì.
Ti sei divertito almeno un po’?
Non preoccuparti.
Scusa sono un pò ubriaca.
Non preoccuparti.
Ci sentiamo.
Certo, magari per un film.
Va bene.
Bene.
Ciao.
Ma come te lo devo spiegare, Darlè, sono venuto per te. Soltanto per te. Ma cosa vuoi che me ne importi dei party, ma cosa vuoi che me ne importi di cercare il divertimento, io i miei amici li ho già. Darlè, io voglio te, e tu che fai? Mi ignori? Ma perché, Darlè, guardami bene, cosa ho che non và? Ti sembro poco sincero? Ti sembro troppo normale? Ti sembro troppo impacciato? Ti sembro troppo superficiale? Ti sembro troppo maglioncino sciarpa e occhiali? Ti sembro troppo chitarrevvoce? Ti sembro troppo poco scuro? Troppa barba? Ti sembro poco trasgressivo? Ti sembro troppo bravo ragazzo? Dovrei truccarmi di nero? E magari poi vestirmi come un fesso per fare il deficiente nei concerti? Ti sembro troppo provinciale? Ti sembro stupido? Forse ti sembro stupido. Ma io SONO stupido, Darlè, altrimenti non sarei venuto a cercarti anche stasera, in un mondo di cui non faccio parte, e in cui non riesco a entrare. Forse non mi hai nemmeno visto, perché io guardavo come da fuori.
Passeggio verso la macchina e ho una sensazione familiare, quel misto di rabbia sottile, insoddisfazione generale, voglia di versare mezza lacrima e voglia di ritornare indietro a sostituire le banalità con le parole che ho nello stomaco e che non sono riuscito a dire.
La chiamo “percezione del fallimento”.
 
Ma come fai, Bogart, come fai? Qual’è il segreto?
(Woody Allen, Provaci ancora Sam, 1972)
 
 
(Si ringraziano Lucio Dalla, Vasco Rossi, Pierangelo Bertoli e Mogol per le citazioni occulte in questo testo)
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9 thoughts on “Una serata diversa – ovvero in disparte in un party a porte aperte

  1. Barko ha detto:

    e mi torna alla mente quella serata strana….due cocktail a testa e un chiacchierone calabrese da Barcellona, e lei che fugge tra le ombre della notte e amici miei per caso e magari tu che pensi "ma tu guarda questo qua riesce a non rimanere solo pure con me"….oddìo sembra una canzone di gianni morandi…*:*..
     
    E ora….stacchetto promozionale! 
     
    E’ con orgoglio che vi presento il terzo tomo delle "Cronache Deseppiane" l’inquietante"percezione del fallimento". Coinvolgente saga romantic-epic-fantasy per cuori coraggiosi che vede il nostro eroe coinvolto contro le tre differenti terribili manifestazioni dell’amore non corrisposto. Nell’ultimo (per ora?) appassionante capitolo il Timoroso Deseppo è alle prese con l’oscura Signora della notte.
    Riuscirà a trasformare in dolce compagna questa temibile pulzella?
     
    p.s. non è uno sfottò

  2. Daniela ha detto:

    lei lo sapeva, solo voleva vedere se glielo dicevi

  3. Elena ha detto:

    Ma quale Darlè, nerd e dj vari… esci dal tunnel!
    e se nel frattempo vuoi farti una birretta, domani sera fa un salto al Joyce’s Pub di c.so Regina: c’è un’irish session…musica dal vivo, alcuni appassionati, molti che non c’entrano una mazza ma perlomeno nessuna percezione alterata…escludendo quella da alcool, ovvio 🙂
    Per maggiori informazioni, consultare la qui presente in privato…la mail ce l’hai, no? 😀
     
    ciauauauo

  4. Laura ha detto:

    E’ meraviglioso…cioè,mi dispiace per la percezione del fallimento,ma il post è meraviglioso…Mi sembrava di esserci anch’io…

  5. Federico ha detto:

    Ci sono passato.Vieni in Goliardia così avrei altri problemi a cui pensare… e poi ti sembrerà estremamente semplice parlare…

  6. Miriam ha detto:

    N O N          ti            intestardire      t r o p p o   (punto)

  7. Unknown ha detto:

    Sullo "Scusa sono un pò ubriaca" potevi approfittarne… almeno… io lo avrei fatto!

  8. Federico ha detto:

    Capisco che tu sia molto impegnato a lottare contro chi ti plagia ma nuovi interventi sarebbero graditi.

  9. Dario ha detto:

    Sono contento che il post vi sia piaciuto…insomma se non esorcizzassi così i piccoli fallimenti di cui si compone la mia inutile esistenza, sarei una persona veramente triste…e grazie anche dei consigli.
    Effettivamente dovrei aggiornare il blog, ma preferisco scrivere meno cose e qulitativamente più alte…quindi aspetto che mi capiti qualche altra simpatica disavventura. Nel frattempo, in anteprima per i miei lettori, comunico che sto raccogliendo idee per una piccola sceneggiatura per un un mio piccolo futuro delirante film che forse un piccolo giorno farò.
    A presto.

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