Cercando un RE – ovvero storie di un bouzouki capriccioso

Quando avevo preso il mio bouzouki irlandese nero, il mio primo acquisto su e-bay, non avevo pensato a una questione fondamentale: le corde sono soggette a usura.
L’ho suonato continuamente per alcune settimane, come sempre entusiasta del mio nuovo strumento, per provarne tutte le doti acustiche (nei limiti della mia competenza tecnica sui cordofoni, acquisita per lo più su una chitarra classica da cinquantamila lire, nella celebre scuola di musica Spiagge & Gite Italiane). Finchè mi accorgo che, se le 8 corde metalliche, sottili e raggruppate in 4 coppie, mi hanno lacerato le estremità delle falangi, queste ultime si sono fatte valere nella lotta, rosicando lentamente il rivestimento di una delle due corde più spesse: il famigerato RE.
Accortomi del guaio, dopo aver ampiamente maledetto il venditore dello strumento, che evidentemente non doveva essersi preoccupato di montarci su corde di qualità decente (ma in effetti è di regola), ho iniziato la mia ricerca.
Come sempre, quando ho bisogno di accessori del settore, mi reco per prima cosa da Musica Più, l’unico negozio di strumenti rimasto a Rivoli. Il proprietario è simpatico, mi conosce e mi fa buoni prezzi. Oltretutto mi fornisce le corde per il mandolino, perciò perché non dovrebbe averle anche per il bouzouki?
Non le aveva.
Ma sfogliando il catalogo apprende che ne è fornita una delle aziende a cui aveva ordinato alcune cose, e che ancora non aveva effettuato la spedizione. Che fortuna! Mi fa il favore di chiamare e di inserire nell’ordine un set completo di corde (solo il Re era impensabile) per Irish Bouzouki.
Trullo trullo me ne torno a casa, attendendo con pazienza di ricevere le corde.
Dopo un paio di giri a vuoto, finalmente il set arriva. Di una marca sconosciuta (chissenefrega), lo pago il giusto (sui 7 euro, meno di una muta di corde per chitarra acustica), e felice mi accingo ad effettuare il cambio della corda maledetta.
Arrivato a casa appoggio il liuto sul letto,  e…con sorpresa mi accorgo che non mi ero preoccupato di un particolare piuttosto rilevante. Non ho mai cambiato corde a un bouzouki. E non so farlo.
Che ci và, penseranno i miei amici chitarristi…sì, ma se sulla paletta mi trovo davanti normali bischeri, come quelli di una chitarra acustica, dall’altra parte la cordiera (il punto oltre il ponticello dove si fissano le corde alla cassa armonica) è un mistero: osservo con cura. Le altre corde si infilano (e spariscono) sotto una lastra metallica leggermente sollevata che và a congiungersi alla cassa, alla sua estremità inferiore.
Beh, intanto tolgo il dannato Re (il che suona come un’abdicazione), e mi metto a osservare tanto la corda consumata, quanto quella nuova. Terminano con un’asola, un anello. Beh, non mi rimane che provare a infilare l’asola sotto la lastra metallica, alla cieca ricerca di un appiglio a cui fissarla…ovviamente non si trova. Ripeto la delirante operazione per alcune mezzore, provando anche a fissare preventivamente la corda all’altro lato, perché fosse più ferma, ma tutti i miei tentativi, coronati da orribili bestemmie e disdicevoli maledizioni lanciate verso ogni sorta di generazione di cordofoni, si rivelano vani.
Finalmente il presunto miracolo. La corda sembra trovare un appiglio sicuro da entrambe le parti. Posso procedere al tiraggio per l’accordatura!
Gira…tin…gira…tin…dai, forza, gira…ci siamo quasi…e…stack! Tragedia.
Con enorme stupore e incredulità vedo il sottile cavo metallico penzolare inerte, con un’evidente spaccatura in un punto che preclude qualsiasi tentativo di recupero.
Dopo svariati minuti di silenzio meditativo per riprendere coscienza, ricomincio a vomitare cascate di improperie gettando via il nuovo Re, deceduto prima di fare il suo lavoro.

La muta di corde di un bouzouki è composta di 8 pezzi accoppiati due a due. Due coppie all’unisono e due all’ottava. Si fosse rotto il mi, o il la, avrei avuto a disposizione la gemella identica, ma si era rotto il Re, per cui mi avanzava una corda sottile la metà. Inutilizzabile all’uopo.
Ora avevo un bouzouki mutilato, una muta con 7 corde di cui non sapevo che farmene, e due corde rotte.

Idea. C’è un negozio in corso Regina a Torino che tratta strumenti etnici. Figurati se lì non hanno di questa roba. Ci vado. Chiuso. Ci torno. Ci trovo un ragazzo, evidentemente un commesso, che non sembra avere molta dimestichezza coi liuti etnici. Lo capisco subito, dopo avergli ampiamente  spiegato il mio problema, e quando mi chiede "non hai provato a montarci una corda per chitarra classica?".
Fingo di non aver sentito e insisto: voglio un Re per bouzouki. Il ragazzo, tutto sommato, è molto disponibile, e anzi, per ricredersi, è in grado di mostrarmi come si cambiano le corde. Era sufficiente tirar via la piastra metallica (con gran spiegamento di forze…il che mi preoccupava un po’ per eventuali traumi alla cassa armonica), ed ecco apparire in bella vista tutti i gancetti a cui comodamente assicurare il cappio. Ci siamo, penso. Il commesso inizia allora a cercare le corde richeste, ravanando affannosamente fra tutte le mute, finchè non trova finalmente le agognate corde per bouzouki. Anche sciolte!
Ora il dramma.
Per chi non ha grandi conoscenze di etnoorganologia (non è grave, intendiamoci…), un bouzouki potrebbe essere qualcosa che si mangia, un mortaretto da guerriglia, o anche uno strumento musicale, tipico della tradizione greca. E infatti è così. Qualche appassionato di De Andrè lo ricorderà con piacere tra le braccia di Mauro Pagani, con il suono inconfondibile che caratterizza tutto l’album Creuza de mà. Ma ahimè, negli anni ’60 lo strumento è stato portato nella tradizione irlandese e opportunamente modificato per adattarlo alle sonorità e alle modalità tipiche di quella musica: il risultato è che cambia leggermente la forma della cassa armonica (da bombata, tipo mandolino, diventa piatta) e l’accordatura.
Ora, anche le corde che si montano su uno strumento greco sono diverse da quelle che si montano su un uno irlandese…perciò, per scrupolo, chiedo al commesso che tipo di corde siano quelle che stava per vendermi. E lui ovviamente non lo sa. Scandagliamo tutte le più piccole scritte che potevamo trovare sulla confezione, ma non c’era nessun accenno al tipo di strumento su cui andavano montate. Vabbè, penso, sarà indifferente… quando appare il proprietario dl negozio, che con sicurezza afferma che quelle corde siano per bouzouki greco. Le altre, ovviamente, le ha finite.
Me ne torno a casa con la co(r)da fra le gambe e l’unica cosa che mi rimane da fare è far fruttare ciò che avevo appreso: recupero la corda consumata (ma tutto sommato intera) che avevo tolto, e fortunatamente non gettato, e la rimonto sullo strumento, come avevo visto fare.
Quella corda, da tempo immemore, è ancora lì, vibrante.
Torno in questo negozio almeno due volte, perché il proprietario mi aveva assicurato che le mute irlandesi erano in arrivo, ma nulla.
Chiedo ancora a Rivoli, ma non conviene ordinare una muta solo per me.
Mi reco in un altro negozio di musica di Torino, il più grande, credo, e vogliono vendermi un set a 24 euro (!?). Per bouzouki greco.
Ultima speranza: internet.
Ho acquistato su e-bay due mute D’Addario per Irish bouzouki a una dozzina di euro, spedizione compresa. Devono arrivare dagli Stati Uniti. Sono passate tre settimane e la cassetta delle lettere è vuota come un risuonatore di zucca.

 Dario con Bouzouki

Intanto ci ho fatto già tre concerti, con quel Re sfilacciato…
 

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4 thoughts on “Cercando un RE – ovvero storie di un bouzouki capriccioso

  1. Marta ha detto:

    Etnomusicologicamente parlando da che mondo è mondo la manutenzione dello strumento spetta al musicista.
    Sì che era comodo quando si potevano scannare direttamente gli animali e ricavare dai loro tessuti resistenti ed elastiche corde di budello… Dannata civiltà occidentale (passata per l’esotismo, l’imperialismo, le multinazionali e molto altro…) in cui tutto si vende e si compra! E poveri occidentali che non sanno rapportarsi con il resto del mondo, con i propri sensi di colpa, con i propri acquirenti on-line… O tempora…
     
     
     
     
    (le andiamo a prendere da Merula se vuoi…costano sui 5 euro tutta la muta)

  2. Richard_SBK83 ha detto:

    Dario Dario…….. ti incazzi ma non dovresti farlo perchè:
     
    1) sai benissimo che quello lassù appena può ci fa un dispetto, qualunque cosa vogliamo fare ce la complica;
     
    2) non devi dedicarti ai lavori manuali perchè sei stronzo e combini danni.
     
    Prendila con filosofia!

  3. Dario ha detto:

    Merula…140 kilomerti, tra andata e ritorno, per 5 euro di corde? Che poi vado lì e so già che ci lascio 50 euro di cazzate…no grazie. E non sono nemmeno tanto simpatici.
    Rich…ma la musica E’ un lavoro manuale…dannazione…
     

  4. Sara ha detto:

    Non voglio prendere in giro….ma se non fosse successo a te, penserei che sia inventata, sembra l’odissea di un film comico…aspetta aspetta e vedrai che arrivano…il viaggio dall’America è lungo!!!

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