Perturbato da una Buona Novella

Che figo, ragazzi. A causa di varie peripezie e fortunate coincidenze che hanno variamente a che fare con la mia (presunta?) abilità nel suonare la fisarmonica (e non solo), mi trovo in procinto di fare un concerto con i miei illustri concittadini Perturbazione, che tutti conoscete. Si tratta della rivisitazione integrale dell’album La Buona Novella di Fabrizio De Andrè nel quarantennale dalla sua uscita, e sarà un evento unico, il 23 ottobre al Teatro civico di Varallo Sesia, con ospiti di un certo livello: Nada Alessandro Raina (Amor fou). Oltre al sottoscritto, naturalmente 😉 Il motivo per cui Gigi mi abbia assunto come “consulente” esterno credo sia la mia esperienza in campo deandreiano, e la mia confidenza con gli strumenti acustici necessari al genere. La portata biblica (è il caso di dirlo) di questo proposito consiste nell’inversa proporzionalità fra l’enorme difficoltà di misurarsi con un capolavoro di musica e poesia e l’estrema ristrettezza dei tempi. Tutta la ricchezza di un disco che della complessità dei suoi arrangiamenti ha fatto una cifra stilistica, compressa in una settimana di prove. Praticamente più di un pezzo al giorno. Non come X factor, che ogni cantante ha un pezzo alla settimana e 24 ore al giorno per prepararlo… Superflua ogni riflessione sulle tematiche del disco tratte dai Vangeli apocrifi, esplorate con raffinatezza e riscritte in una vicenda che non è per nulla divina ma molto umana, dove le lacrime sono disperazione, la morte è dolore e lo spirito è legato alla carne. Gli arrangiamenti che I Perturbazione, con il mio piccolo aiuto, stanno mettendo a punto sono secondo me molto convincenti. Alcune cose del disco risultano oggi un po’ datate, con punte di inascoltabiltà pressoché totale all’orecchio moderno (vedi Laudate hominem), ma gli arrangiamenti originali sono ancora molto belli: ad esempio le musiche di Tre madri, Il ritorno di Giuseppe, il sogno di Maria pulsano ancora di grandissima intensità emotiva. Con una veste nuova (direi indiepop se sapessi con certezza cosa significa) costruita su un felice dialogo tra strumenti acustici ed elettrici e sull’adattamento delle tonalità alla voce di Tommaso, Nada e Raina, ritornano pienamente attuali gli arrangiamenti del 1970. Non entro nel merito della mia personale soddisfazione di suonare con un gruppo “che ce l’ha fatta”, per altro formato da ottime persone, oltre che bravi musicisti. Mi limito ad invitarvi all’ascolto del loro ultimo album, Del nostro tempo rubato, che sto gustando traccia per traccia. E mi sta piacendo un sacco.

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