La Lachera dietro la maschera

"Carassa" - palo rituale della LacheraTra i posti dove sono “nato”, e dove sono ritornato, c’è anche Rocca Grimalda. Piccolo paese dell’Alto Monferrato, che vedi se stai andando da Alessandria verso Genova, prima che inizino le gallerie.

Laggiù c’è la Lachera, un Carnevale unico, di quelli che gli antropologi ci vanno matti, ne parlano, ne scrivono, ci bevono su. Noi che siamo etnografi della domenica, preferiamo parlare con Giorgio, che di Lachera ne sa più di tutti, perchè la fa, ne tiene le fila, la vive. La domenica è più bello, ci ha detto, tutti indossano la maschera, i costumi sono a posto, non manca nessuno. Però… se volete vedere la festa vera… dovete venire sabato sera.

E infatti durante la questua serale abbiamo respirato un clima di grande effetto, coesione, amicizia. Abbiamo visto finalmente in atto le danze di cui tanto avevamo sentito parlare: la giga (che vedete nel mio video qui sotto), il calissun, la lachera, la monferrina e la curenta. E tutto quello che abbiamo letto e sentito finalmente assume senso. Sei osservatore, è vero, ma dentro fino al collo, con il bicchiere in mano, il salame, la zuppa di ceci, e ringrazi le padrone delle case ospitanti. Particolarmente suggestivo camminare al buio sul crinale della collina.

L’accoglienza è stata ottima da parte di tutti, abbiamo fatto incontri incredibili, come sempre.

Certo, il giorno dopo c’era il sole, c’era tanta gente, il convegno sulla figura del Lacchè, i simpaticissimi e bravissimi ospiti del Carnevale di Benedello, dall’Appennino modenese… atmosfera molto carica. Si coglieva l’altra faccia, scavando nel profondo, nella storia, nella cultura, nel simbolo. La sera prima ci era sembrato di intuire il significato della tradizione in continuo divenire, nell’istante che si manifesta oggi, con una presenza reale, attuale, un ritrovo di amici, un rinnovarsi di legami antichi, lo stringersi di nuovi. Un significato molto concreto. C’erano i tradizionali personaggi del Carnevale (gli sposi, i Lachè, il bebè, gli zuavi, il guerriero, i trapulin…), ma soprattutto c’erano le persone.

Esperienza magnifica, entrambi i giorni.

Ma noi forse siamo etnografi del sabato, più che della domenica.

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